Patologie oncologiche
Le malattie oncologiche sono patologie che colpiscono il sistema corporeo a livello cellulare e si distinguono per la formazione di massa anomala chiamata tumore. Questi tumori possono essere benigni o maligni e possono svilupparsi in molte parti del corpo. Le malattie oncologiche sono spesso curate tramite una combinazione di terapie, tra cui chirurgia, chemioterapia o radioterapia e la scelta del trattamento dipende dal tipo di cancro, la sede, lo stadio di sviluppo e la salute generale del paziente. È importante sottolineare che il cancro è una malattia molto complessa e la prevenzione e una diagnosi tempestiva possono essere fondamentali per il successo del trattamento.
Tumore della prostata
Si tratta della seconda neoplasia più diffusa nella popolazione maschile con un picco di incidenza dopo i 65 anni di età. L’eziopatologenesi è multifattoriale e la familiarità sembra giocare un ruolo importante. E’ pertanto necessario sottoporsi a controlli di screening urologico per il monitoraggio del PSA a partire dai 50 anni di età, e dai 45 anni per i soggetti con storia familiare di tumore prostatico. Il PSA è un antigene presente all’interno del sangue i cui valori esprimono lo stato fisiopatologico della prostata. E’ compito dell’urologo interpretare tali valori alla luce dei dati anamnestici e clinici del paziente. Il tumore prostatico è spesso un tumore che non si accompagna a sintomatologia urinaria specifica. E’ importante sottolineare che, nonostante il tumore alla prostata possa essere diagnosticato in un soggetto affetto da ipertrofia prostatica, quest’ultima NON rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza della neoplasia.
Trattamento: Il tipo di trattamento dipende dallo stadio della malattia (localizzata, localmente avanzata, metastatica) e dalle caratteristiche del paziente. L’azienda ospedaliero-universitaria careggi dispone di tutte le più innovative tecniche di trattamento di questa patologia, compreso la moderna tecnologia HIFU che, in casi selezionati, consente di trattare il tumore prostatico senza asportare l’organo. Il tumore alla prostata si può presentare in diverse forme, da forme indolenti a forme aggressive. Pertanto, anche la terapia sarà molto variabile e varierà da strategie di sorveglianza attiva a terapie multimodali.
Tra le tipologie di trattamento attivo ritroviamo l’intervento di prostatectomia radicale con/senza linfectomia pelvica e la radioterapia. Ad oggi l’intervento di prostatectomia radicale viene svolto con tecnica mini-invasiva robotica che prevedere di accedere all’addome del paziente mediante sei piccole incisioni cutanee (di circa 1 cm). In mani esperte questo intervento non è gravato da grosse morbilità, la degenza è di pochi giorni e il rischio di incontinenza è molto modesto e perlopiù transitorio. Inoltre, in caso l’estensione della malattia lo consenta, è possibile condurre l’intervento con tecnica nerve-sparing, ovvero risparmiando l’integrità dei fasci vascolo-nervosi deputati a garantire l’erezione.
Tumore del rene
Per tumore del rene si intende la presenza di una neoformazione a livello del parenchima renale. Nel 70% dei casi circa questa neoformazione può essere una neoplasia maligna, mentre nel 30% può trattarsi di una neoplasia benigna. Nella stragrande maggioranza dei casi il tumore renale viene diagnosticato in maniera incidentale nel corso di ecografie eseguite per altre ragioni. Laddove sintomatico sottende ad una forma localmente avanzata e può presentarsi con una o più dei seguenti sintomi: Macroematuria, presenza di una massa palpabile a livello del fianco, dolore al fianco. Le più recenti linee guida mondiali indicano la nefrectomia parziale (ovvero l’asportazione della sola massa sospetta) come trattamento standard per masse renali fino a 7 cm di grandezza. In questa tipologia di intervento l’urologia fiorentina è stata pioniera affermandosi come leader nazionale ed internazionale nel trattamento chirurgico conservativo del tumore renale.
Tumore della vescica
E’ il secondo tumore urologico più frequente e rappresenta la quarta causa di morte per neoplasia nell’uomo. Il carcinoma vescicale è un tumore potenzialmente aggressivo. Una diagnosi e una terapia rapida sono essenziali.
I maggiori fattori di rischio sono rappresentati dal fumo e dall’esposizione ambientale o lavorativa ad agenti cancerogeni (idrocarburi, metaboliti del triptofano, sostanze chimiche industriali quali le amine aromatiche e le vernici)
Il tumore alla vescica si presenta nella maggior parte di casi con la presenza di macroematuria. E’ sempre buona norma rivolgersi al proprio urologo di fiducia per indagare la presenza di tale sintomo. Altri sintomi possono essere rappresentati da urgenza minzionale, difficoltà allo svuotamento della vescica, dolore colico ad uno o entrambi i fianchi.
Il trattamento del tumore vescicale dipende dall’estensione della malattia. In caso di neoplasie superficiali (ovvero che interessano gli strati superficiali della parete della vescica) è possibile controllare la malattia con interventi endoscopici di rimozione delle aree sospette (TURBT). In caso siano indicate, sarà possibile intraprendere delle instillazioni endovescicali di chemio o immunoterapici per ridurre il rischio di recidiva. I tumori superficiali della vescica infatti, oltre che progredire potenzialmente verso forme infiltranti, hanno anche anche un alto potenziale di recidiva.
Laddove il carcinoma alla vescica abbia infiltrato la tonaca muscolare sarà necessario asportare l’intero organo e i linfonodi pelvici. E’ fondamentale stabilire insieme al paziente la tecnica di derivazione migliore in base alle caratteristiche della malattia e del paziente. Negli ultimi anni Il prof. Andrea Minervini, insieme alla sua equipe, ha sviluppato una nuova tecnica di ricostruzione della vescica con approccio interamente robotico (neovescica tipo FloRIN), consultabile sulle migliori riviste scientifiche e trattati di Urologia.
E’ possibile scaricare a questo link, un documento informativo sulla gestione pre- e post-operatoria per i pazienti candidati ad intervento di cistectomia radicale.
Tumore dell’alta via escretrice
Il tumore dell’alta via escretrice consiste nella crescita di tessuto anomalo all’interno del lume delle strutture della via escretrice superiore che inizia con i calici renali, prosegue con la pelvi renale e successivamente con l’uretere che infine sbocca in vescica. La mucosa che riveste l’alta via escretrice è la stessa mucosa di rivestimento della vescica. Pertanto le caratterische del tumore dell’alta via escretrice sono estremamente simili a quelle del tumore della vescica.
Anche in questo caso il corredo sintomatologico sarà rappresentato da macroematuria e da dolore di tipo colico al fianco in caso si associ la presenza di idronefrosi. In caso di neoplasie singole, di piccole dimensioni e con caratteristiche istologiche favorevoli, sarà possibile eseguire trattamenti conservativi che prevedono l’asportazione della neoplasia con risparmio dell’organo. In caso queste condizioni non sussistano l’approccio di elezione nel trattamento del tumore dell’alta via escretrice è rappresentato dalla nefroureterectomia ovvero dall’asportazione dell’intero rene e dell’uretere. Anche questo intervento al giorno d’oggi può essere eseguito con approccio interamente mini-invasivo robotico.
Tumore del testicolo
E’ una neoplasia poco frequente che colpisce più frequentemente la popolazione giovane, che ha tra i 15 e i 44 anni d’età.
Criptorchidismo, familiarità per il tumore, fumo di sigaretta, agenti chimici particolari possono rappresentare fattori di rischio per tale patologia.
Generalmente è una patologia asintomatica che viene diagnosticata in seguito alla palpazione di un nodulo duro a livello testicolare. L’autopalpazione periodica rappresenta pertanto una buona abitudine nei giovani uomini.
Il trattamento è chirurgico e prevede l’asportazione del testicolo e del suo funicolo (orchifuniculectomia) e viene condotta mediante un taglio cutaneo a livello sovrainguinale. In base all’istotipo della neoplasia e dal suo stadio potrà essere o meno indicata una terapia radiante e/o farmacologica a scopo adiuvante.
E’ importante sottolineare che in presenza di un solo testicolo vengono mantenute tutte le funzioni sessuali e la possibilità di procreare. A scopo precauzionale è comunque consigliabile di eseguire una crioconservazione del seme.
Tumore del pene
Tra i fattori di rischio sono riconosciuti il papillomavirus umano (HPV), in particolare i tipi 16 e 18, la balanite cronica, la scarsa igiene e il fumo di sigaretta.
Si presenta come una lesione a livello del glande e/o nel solco coronale. Questa lesione dapprima eritematosa può crescere fino a diventare fungiforme o ulcerativa. Il dolore è raro.
Il trattamento è chirurgico e prevede una escissione ampia della lesione fino ad eseguire una penectomia parziale o radicale. Linfectomia inguinale e chemioterapia adiuvante sono previste in caso di malattie in stadio avanzato.
La circoncisione nei primi anni di vita, una corretta igiene intima e la vaccinazione contro il papillomavirus umano sono elementi che possono ridurre il rischio di sviluppare questa patologia.
Tumore del surrene
Per tumore del surrene si intende la crescita neoplastica di cellule a livello delle ghiandole surrenaliche, ghiandole poste al di sopra del rene. Le neoplasie del surrene possono essere benigne (adenomi) o maligne (carcinomi). Inoltre, queste neoplasie possono distinguersi in forme secernenti e non secernenti. Laddove presente, la sintomatologia sarà caratteristica del tipo di ormone prodotto dalle cellule neoplastiche e dalla loro sede anatomica (regione midollare e regione corticale).
La diagnosi di certezza avverrà dopo aver eseguito una TC addome con mezzo di contrasto.
Il tipo di trattamento dipenderà dall’estensione della neoplasia e potrà variare da surrenectomia radicale all’ approccio conservativo con asportazione solamente del nodulo neoplastico. Presso l’ospedale careggi la chirurgia del surrene viene eseguita con approccio mini-invasivo robotico.
Patologie non oncologiche
Le malattie non oncologiche urologiche sono un insieme di patologie che non sono riconducibili al cancro, ovvero alla crescita incontrollata e anomala di cellule cancerogene. Il trattamento di queste malattie non oncologiche può richiedere comunque l’impiego di farmaci, di terapie e di interventi chirurgici specifici a seconda delle condizioni e dei sintomi presentati dal paziente.
Ipertrofia prostatica benigna (IPB)
E’ una patologia benigna molto comune (colpisce il 5-10% degli uomini dopo i 40 anni di età e oltre l’80% dopo i 70 e 80 anni) che consiste nell’aumento del volume della ghiandola prostatica con conseguente compressione dell’uretra prostatica e ostacolando la fuoriuscita dell’urina.
Sintomi: Difficoltà a iniziare la minzione, intermittenza di emissione del flusso, incompleto svuotamento della vescica, flusso urinario debole e sforzo nella minzione. A questi si possono associare sintomi irritativi quali: l’aumentata frequenza nell’urinare (pollachiuria), bisogno di urinare durante la notte (nicturia), la necessità di svuotare con urgenza la vescica (urgenza minzionale).
Terapia:
-Comportamentale: Ridurre l’apporto nella dieta di cibi speziati, piccanti, alchool; favorire una regolare idratazione e minzione; utilizzare integratori naturali per il benessere prostatico.
-Farmacologica: A base di alpha-litici, che favoriscono un miglior passaggio dell’urina lungo il canale urinario, o farmaci che agiscono a livello ormonale riducendo il volume della prostata. Tra gli effetti collaterali legati al loro utilizzo si registrano eiaculazione retrograda, ipotensione, calo del desiderio sessuale.
-Chirurgica: Consta di moltissime tecniche le quali possono prevedere un accesso endoscopico transuretrale o un accesso addominale. Discuti con il tuo urologo di fiducia la migliore strategia chirurgica per il tuo caso.
Calcolosi urinaria
E’ una patologia comune caratterizzata dalla presenza di aggregati solidi di varia forma e struttura che si formano nel sistema urinario (reni e vescica); possono rimanere confinati all’interno del sistema collettore renale oppure possono passare nell’uretere e nella vescica. Durante il passaggio possono incunearsi, ostruendo il flusso urinario e determinando idronefrosi.
Sintomi: La calcolosi urinaria può essere asintomatica quando i calcoli non sono ostruenti ed occupano i calici renali oppure sintomatica quando determina un ostacolo al passaggio dell’urina, ovvero quando si incuneano a livello ureterale. In questo caso il sintomo classico è quello del dolore colico al fianco. Si possono accompagnare febbre, disuria, macroematuria, nausea, vomito.
La calcolosi urinaria sintomatica richiede un rapido inquadramento diagnostico.
Trattamento: In caso di calcolosi non ostruente può prevedere una terapia medica che favorisca l’espulsione spontanea dei calcoli o un trattamento ambulatoriale di litotrissia ad onde d’urto.
In caso di calcolosi ostruente questa può essere trattata in acuto drenando la via urinaria mediante il posizionamento di stent ureterali o nefrostomie. Il trattamento poi definitivo prevede l’asportazione del calcolo mediante tecniche endoscopiche o con accesso per via addominale.
Sindrome del giunto pielo-ureterale
E’ un restringimento a livello del punto di connessione tra la pelvi renale e l’uretere (giunto pieloureterale) che determina un ostacolo al normale deflusso dell’urina. L’origine può essere congenita o acquisita nel corso della vita per la formazione di stenosi di varia origine.
La dilatazione della via urinaria, conseguente alla presenza della stenosi del giunto, può portare alla progressiva compressione della funzionalità renale, con un danno che può arrivare sino ad essere irreversibile.
Trattamento: Intervento chirurgico di correzione della stenosi del giunto (pieloplastica).
Incontinenza urinaria
Si intende la perdita involontaria di urina. Può colpire sia gli uomini che le donne di qualsiasi età, ma è più diffusa fra le donne e gli anziani. Si distinguono due tipi di incontinenza urinaria: incontinenza d’urgenza e incontinenza da sforzo. L’incontinenza d’urgenza è una perdita di urina che si verifica dopo un bisogno urgente e irrefrenabile di urinare ed è dovuta ad una iperattività della muscolatura vescicale. L’ incontinenza da sforzo è una perdita di urina dovuta ad aumenti repentini della pressione intraddominale (ad esempio, durante un colpo di tosse, uno starnuto, una risata, un piegamento o un sollevamento di pesi) ed è dovuta ad un indebolimento degli sfinteri. Nei casi nei quali sono presenti entrambe le sintomatologie si parla di forme miste. Per inquadrare una incontinenza urinaria fondamentali sono l’esame urodinamico e/o l’esame videourodinamico.
Il trattamento dell’incontinenza da urgenza, oltre alla rimozione della eventuale agente responsabile, è di tipo farmacologico e prevede l’utilizzo di molecole che vanno a ridurre la contrattilità vescicale. Il trattamento chirurgico può essere preso in considerazione nelle forme gravi e non responsive alla terapia medica.
Il trattamento della incontinenza urinaria da sforzo nei casi con molte perdite urinarie è chirurgico e prevede il posizionamento di benderelle uretrali (sling) o sfinteri artificiali.
Prolasso genito urinario
Per prolasso genito-urinario si intende la discesa di organi pelvici posti all’interno della cavità addominale che porta una compressione sulle pareti vaginali determinandone un’esteriorizzazione.
La causa è legata ad un indebolimento delle strutture di sostegno (muscoli, legamenti, tendini) del pavimento pelvico con conseguente discesa degli organi pelvici (vescica, utero, retto).
Tra i fattori di rischio riconosciamo l’età, storia di parti naturali, obesità, interventi chirurgici come isterectomia.
Il trattamento si basa sull’entità del prolasso e sulla sintomatologia che la paziente avverte. Se le donne non presentano sintomi o i sintomi sono lievi, non è necessario alcun trattamento. Tuttavia, sono necessarie visite di controllo per monitorare la progressione del prolasso. Esercizi di rinforzo del pavimento pelvico (Kegel), pessari (dispositivo per sostenere gli organi pelvici inserito in vagina) possono essere utili se il prolasso causa sintomi o in attesa di intervento chirurgico. Il trattamento definitivo consiste nell’ intervento chirurgico di colposacropessi che viene ad oggi eseguito con tecnica mini-invasiva robotica.
Infezioni urinarie
Sono le infezioni a carico delle strutture anatomiche che formano l’apparato urinario, cioè: reni, ureteri, vescica e uretra.
Le infezioni urinarie colpiscono con maggiore frequenza le donne, in particolare quelle di età compresa tra i 16 e i 35 anni, e si localizzano più frequentemente a livello vescicale, prendendo il nome di cistiti.
Si tratta di infezioni batteriche generalmente dovute a patogeni saprofiti del tratto gastrointestinali (Escherichia Coli) anche se sono possibili infezioni causate anche da altri batteri.
Fattori che favoriscono l’insorgenza di infezioni urinarie sono il diabete, la presenza di malformazioni congenite delle vie urinarie, condizioni patologiche che bloccano od ostruiscono il transito delle urine (es: ipertrofia prostatica benigna, calcolosi), condizioni neurologiche (traumi midollari o sclerosi multipla), reflusso vescico-ureterale, l’uso di dispositivi anticoncezionali intrauterini.
Le infezioni del tratto urinario inferiore si presentano con disuria, bisogno impellente di urinare, dolore al basso addome, necessità di urinare spesso, produzione di urina maleodorante. Le infezioni del tratto urinario superiore possono presentare anche febbre alta, brividi, dolore ai fianchi.
Il trattamento è di tipo medico con l’ausilio di antibiotici e tramite l’eventuale correzione della causa scatenante. In caso di infezioni urinarie ricorrenti sarà necessario impostare anche una terapia profilattica che possa ridurre l’incidenza degli episodi.
Ipogonadismo
Si caratterizza per la scarsa produzione di testosterone nell’uomo. Se ne distinguono due tipi:
– Ipogonadismo primario o “ipogonadismo ipergonadotropo”: se la problematica è insita nel testicolo nel qual caso i bassi livelli di testosterone circolante si associano ad un’elevazione dei livelli delle due gonadotropine, LH (ormone luteinizzante) e FSH (ormone follicolo-stimolante), prodotte a livello ipofisario.
– Ipogonadismo centrale o “ipogonadismo ipogonadotropo”, se caratterizzato da bassi livelli di testosterone ma anche di LH e FSH. In questo caso i testicoli sono correttamente sviluppati e funzionanti, ma l’alterata produzione di testosterone è dovuta ad alterazioni dell’ipofisi o dell’ipotalamo, che normalmente regolano e stimolano la funzione testicolare.
Eziologia:
– Ipogonadismo primario o ipergonadonatropo: Sindrome di Klinefelter, criptorchidismo, danni al testicolo causati dal virus della parotite, chemioterapia o radioterapia, orchiectomia, forme genetiche: legate a difetti congeniti a carico di geni essenziali per la sintesi del testosterone o per la produzione del recettore degli androgeni o per la spermatogenesi;
-Ipogonadismo centrale o ipogonadonatropo: sindrome di Kallmann, problematiche a carico di ipotalamo/ipofisi come tumori della regione ipotalamo-ipofisaria, terapie chirurgiche e/o radioterapiche, traumi cranici e/o eventi emorragici/ischemici, alcune patologie infiammatorie croniche a carico dell’ipofisi come la sarcoidosi o la tubercolosi; nutrizionali: sia l’obesità che l’eccessiva magrezza (legata per esempio a disturbi del comportamento alimentare) comportano una serie di alterazioni dell’equilibrio ormonale che possono influire sulla funzionalità testicolare; età avanzata: con l’invecchiamento si riducono i livelli di testosterone prodotti; condizioni di stress; farmaci (ad es. abuso di steroidi anabolizzanti, uso di analoghi a lunga durata d’azione del GnRH, etc…).
Le manifestazioni cliniche dell’ipogonadismo dipendono molto dalla causa sottostante e possono presentarsi in diverse fasi della vita del maschio.
–Epoca fetale: ridotto sviluppo degli organi genitali in senso maschile, criptorchidismo mono o bilaterale, micropene.
–Pubertà: mancata o ritardata partenza dello sviluppo puberale, mancato sviluppo dei genitali esterni; riduzione della comparsa dei peli sulla superficie corporea; mancata modificazione del tono della voce (che resta infantile); alterato sviluppo del tessuto mammario (condizione nota come “ginecomastia”); insufficiente sviluppo della massa muscolare.
–Età adulta: disfunzione erettile, desiderio sessuale ridotto o assente (calo della libido), infertilità, riduzione di barba e peli corporei, perdita di massa muscolare e di tessuto osseo (osteoporosi), ginecomastia.
Il trattamento delle forme secondarie sarà quello di eliminare la causa scatenante in modo da poter ripristinare una normale secrezione ormonale spontanea di testosterone. Le forme di ipogonadismo che sono permanenti devono essere trattate con una terapia ormonale sostitutiva a base di testosterone per garantire un’adeguata androgenizzazione dei pazienti affetti.
Disfunzione erettile
Si intende l’incapacità ad ottenere e/o mantenere un’erezione adeguata per portare a termine un rapporto sessuale soddisfacente.
Se ne distingue una forma psicologica o situazionale ed una forma su base organica.
Fattori di rischio per l’insorgenza di tale patologia sono il fumo di sigaretta, l’incremento del peso corporeo, malattie cardiovascolari, diabete mellito, vita sedentaria.
Nei casi di origine psicogena il trattamento è di tipo comportamentale e/o farmacologico; nei casi organici è inizialmente farmacologico con sostanze che determinano un aumento del flusso ematico a livello dei corpi cavernosi del pene e quindi garantendone l’erezione. La seconda linea di trattamento prevede la somministrazione endocavernosa (punture sul pene) di PGE1 (prostaglandine) e/o utilizzo di vacuum device. Come ultimo trattamento l’impianto di protesi al pene.
Priapismo
Si tratta di una condizione in cui il pene resta involontariamente in erezione per un periodo di tempo superiore alle 4 ore, senza regressione e non associato ad eccitamento.
Si distinguono due forme: il priapismo ischemico (a basso flusso o veno-occlusivo) è il più comune ed è associato all’incapacità del sangue venoso di defluire dal pene. Questa è un’urgenza urologica e richiede un trattamento immediato. Il priapismo non ischemico (ad alto flusso, arterioso) è invece dovuto a un flusso eccessivo di sangue nel pene che rimane eretto ed è secondario a traumi chiusi penieni. Il priapismo ischemico prevede il drenaggio del sangue dal pene (eseguito in anestesia locale) abbinato all’iniezione di farmaci direttamente nel pene (fenilefrina) per facilitare la detumescenza. In caso di insuccesso, può essere necessario un intervento chirurgico per favorire il deflusso del sangue. Il priapismo non ischemico si risolve spesso senza bisogno di trattamento, per favorire la fine dell’erezione è possibile applicare del ghiaccio e un po’ di pressione (bende compressive). A volte può però essere necessario un intervento chirurgico per riparare arterie o tessuti eventualmente danneggiati dal trauma che ha causato il priapismo per bloccare temporaneamente il flusso del sangue nel pene (embolizzazione o legatura chirurgica).
Eiaculazione precoce
Persistente o ricorrente incapacità a raggiungere un controllo volontario dell’eiaculazione dopo aver raggiunto un alto livello di eccitazione sessuale con eiaculazione che avviene molto precocemente (circa entro il minuto), causante disagio o difficoltà interpersonali.
La causa è multifattoriale e comprende una predisposizione fisiologica, cause organiche (frenulo breve, ipersensibilità del glande, stati infiammatori, uretriti, prostatiti) e psicologiche (ansia sociale, ansia da prestazione, depressione, problemi di coppia, insoddisfazione per l’immagine corporea).
Escluse le cause di natura biologica, la cura dell’eiaculazione precoce si concentra sulla terapia comportamentale e quella farmacologica con farmaci che inducono l’effetto di ritardare l’eiaculazione desensibilizzando l’area genitale e posticipare l’orgasmo.
Fimosi prepuziale
Per fimosi si intende il restringimento (stenosi) del prepuzio che impedisce una completa retrazione dello stesso sul glande.
Nei primi anni di vita questa è una condizione fisiologica che non richiede trattamento. In caso persista anche dopo l’infanzia può necessitare di terapia medica con agenti topici o chirurgica mediante l’esecuzione di una circoncisione.
La presenza di fimosi prepuziale può favorire l’insorgenza di balanopostiti o balaniti, forme neoplastiche a livello genitale (es. carcinoma al pene), ulcerazione e necrosi del tessuto prepuziale.
Orchiepididimite
E’ un’infiammazione dell’epididimo e dei testicoli di solito causate da un’infezione batterica (rara l’eziologia virale o fungina).
Si presenta come una tumefazione ed un arrossamento e dolore a livello scrotale, talvolta con febbre associata e disturbi urinari.
Il trattamento è medico mediante l’assunzione di terapia antibiotica e antinfiammatoria. E’ necessario un rapido inquadramento urologico per distinguere l’orchiepididimite dalla torsione testicolare.
Varicocele
Per varicocele si intende un reflusso di sangue dal plesso venoso pampiniforme al testicolo. Insorge principalmente durante la pubertà o l’adolescenza e interessa nel 95% dei casi il testicolo sinistro.
Il ristagno di sangue venoso determina aumento della temperatura e scarsa ossigenazione dei tessuti con conseguente diminuzione della produzione e della qualità del liquido seminale, arrivando a causare infertilità. Generalmente è asintomatico, oppure può determinare una sensazione di pesantezza testicolare soprattutto dopo sforzi fisici, dopo una giornata trascorsa in piedi o dopo essere stati seduti per troppo tempo.
Il trattamento è limitato alle forme sintomatiche o quelle determinanti alterazioni dei parametri fisiologici degli spermatozoi e prevede terapie chirurgiche o radiologiche per embolizzare/legare le vene dilatate.
Prostatite
E’ una malattia infiammatoria della prostata molto comune negli uomini. E’ dovuta a un’infezione batterica a carico della ghiandola ma può essere anche abatterica ovvero non si riesce a riconoscere un patogeno responsabile. Clinicamente si distingue una forma acuta con una sintomatologia imperiosa caratterizzata da febbre, disuria, bruciore alla minzione, dolore pelvico, fastidio o dolore perineale, aumentata frequenza minzionale, disturbi dell’eiaculazione, oppure può essere cronica con sintomatologia simile ma più sfumata.
L’esplorazione digito-rettale finalizzata alla palpazione della prostata manifesterà una prostata dolorabile, di consistenza pastosa e calda. Nelle forme croniche sarà importante eseguire degli accertamenti per cercare di isolare il patogeno responsabile. Nelle forme acute sarà invece necessario iniziare subito una terapia antibiotica ad ampio spettro.
Torsione testicolare
E’ una condizione di urgenza dovuta alla rotazione del testicolo lungo l’asse longitudinale del funicolo spermatico e dei vasi spermatici determinante un ridotto o assente passaggio di sangue al testicolo.
Si presenta come un dolore scrotale improvviso acuto e gonfiore con un aumento repentino del volume associato spesso a nausea e vomito. E’ una condizione che richiede un inquadramento immediato. Spesso la torsione testicolare va trattata in sala operatoria mediante l’esplorazione chirurgica testicolare seguita dalla derotazione e dal fissaggio del testicolo per impedirne una nuova torsione. Se l’organo è compromesso sarà necessario eseguire l’orchiectomia.
Dove visita
Firenze
Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi,
Largo Giovanni A. Brambilla, 3 (50134) – Firenze
Padiglione libera professione (pad. 9)
Orari visita: Martedì 08.00 – 15.00
Giovedi 08.00 – 14.00 —- 17.00 – 20.00
Salerno
Centro Alesan srl Chirurgia Ambulatoriale Polispecialistica
Via Giacinto Vicinanza, 16 (84123) – Salerno
VISITA SU APPUNTAMENTO UN WEEKEND OGNI MESE
Per prenotazioni
0557942000
Per prenotazioni
3492604581
089 2851271
Prestazioni ambulatoriali:
– Visita urologica
– Uretrocistoscopia rigida e flessibile
– Circoncisione e frenuloplastica
– Ecografia addome inferiore
– Ecografia peniena e testicolare
– Iniezione intracavernosa di prostaglandine
Prestazioni ambulatoriali:
– Visita urologica
– Uretrocistoscopia rigida e flessibile
– Ecografia addome inferiore
– Ecografia peniena e testicolare

